Regolamento di competenza.

Avvocato chiede oltre 6 milioni di euro ad un istituto bancario per compensi professionali.

Cass. civ. Sez. VI - 3, Ord., (ud. 30-10-2017) 15-12-2017, n. 30292
REPUBBLICA ITALIANA
IN NOME DEL POPOLO ITALIANO
LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE
SEZIONE SESTA CIVILE
SOTTOSEZIONE 3
Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:
Dott. AMENDOLA Adelaide - Presidente -
Dott. DE STEFANO Franco - Consigliere -
Dott. VINCENTI Enzo - rel. Consigliere -
Dott. ROSSETTI Marco - Consigliere -
Dott. D’ARRIGO Cosimo - Consigliere -
ha pronunciato la seguente:
ORDINANZA
sul ricorso iscritto al n. 2070-2017 R.G. proposto da:
G.L., elettivamente domiciliato in ROMA, VIA DELLE QUATTRO FONTANE n. 10, presso lo studio degli avvocati ANDREA PIVANTI, e ALESSANDRO GIORGETTA che disgiuntamente lo rappresentano e difendono;
- ricorrente -
contro
DOBANK S.P.A., (C.F. (OMISSIS)), in persona del legale rappresentante pro tempore, elettivamente domiciliata in ROMA, VIA GARIGLIANO n. 11, presso lo studio dell'avvocato NICOLA MAIONE, che lo rappresenta e difende unitamente e disgiuntamente all'avvocato GABRIELE GIANESE;
- controricorrente -
per regolamento di competenza avverso l'ordinanza di incompetenza del TRIBUNALE di ROMA del 16/12/2016, emessa sul procedimento iscritto al n. 149/2013 R.G.;
udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio non partecipata del 30/10/2017 dal Consigliere Dott. ENZO VINCENTI;
lette le conclusioni scritte dal Pubblico Ministero, in persona del Sostituto Procuratore Generale Dott. BASILE Tommaso, che ha chiesto il rigetto del ricorso.

Svolgimento del processo

che, nel giudizio instaurato dall'avvocato G.L. per ottenere la condanna della convenuta UniCredit Credit Management Bank S.p.A. al pagamento della somma di Euro 6.824.522,97, oltre accessori, a titolo di compenso, determinato in base alla tariffa professionale di avvocato (di cui al D.M. n. 127 del 2004), per lo svolgimento di attività professionali ("costituzione ex novo di 395 nuovi fascicoli informatico/digitali... nel sistema operativo denominato Ex parte creditoris ("EPC"), predisposto dalla Unicredit") non previste nella convenzione stipulata con la medesima UniCredit nel gennaio 2008, l'adito Tribunale di Roma, con ordinanza in data 16 dicembre 2016, ha dichiarato la propria incompetenza territoriale in favore del Tribunale di Verona;
che, con istanza notificata il 17 gennaio 2017 ed affidata a cinque motivi, l'avv. G.L. ha proposto regolamento di competenza avverso detta ordinanza, cui resiste con memoria la doBank S.p.A. (già UniCredit Credit Management Bank S.p.A.);
che il regolamento di competenza è stato avviato alla trattazione camerale sulla base delle conclusioni scritte del pubblico ministero, ai sensi dell'art. 380-ter c.p.c., il quale ha concluso per il rigetto del ricorso;
che entrambe le parti hanno depositato memoria.

Motivi della decisione

che:
a) con il primo motivo si deduce la violazione degli artt. 279, 187, 189, 281-bis, 281- quater, 281- quinquies, c.p.c. e art. 111 Cost., in quanto il Tribunale, nel decidere sulla propria incompetenza territoriale all'esito della riserva assunta all'udienza del 18 ottobre 2016, lo avrebbe fatto in assenza di una previa udienza di precisazione delle conclusioni (mancando il relativo svolgimento e la rimessione della causa in decisione) e della concessione di termini per deposito di comparse conclusionali e memorie di replica, con eventuale fissazione e svolgimento dell'udienza di discussione orale, così da impedire ad esso attore l'esercizio pieno del proprio diritto di difesa e, segnatamente, di poter argomentare in ordine alla avvenuta formazione di un giudicato sulla competenza;
a.1) il motivo - anche a prescindere da ogni rilievo sulla portata dell'ordinanza di rinvio del 14 aprile 2016 "per consentire alle parti di precisare le proprie difese in merito alle eccezioni preliminari sollevate" (cfr. doc,. n. 25 di parte ricorrente) - è comunque infondato, giacchè - come da orientamento consolidato (cfr. già Cass. n. 15019/2008) e non incrinato dal precedente indicato nella memoria del ricorrente (Cass. n. 17650/2015), che, del resto, è stato successivamente superato da ulteriore pronuncia (Cass. n. 14245/2016), la quale ribadisce l'approdo più risalente e stabile - col regolamento necessario di competenza può essere fatta valere la violazione delle sole norme sulla competenza, e non quella di norme sul procedimento, a meno che quest'ultima violazione non abbia avuto l'effetto di impedire alla parte di apportare al giudice elementi utili (come ad es. deduzioni probatorie decisive) al fine di statuire sulla propria competenza.
Tanto non è dato apprezzare nel caso di specie, essendo già presenti in atti gli elementi utili per la decisione sulla competenza e ciò anche tenuto conto della questione - peraltro, rilevabile officiosamente - della asserita esistenza di un giudicato sulla competenza stessa, con l'ulteriore precisazione (di per sè assorbente) che detta questione (del resto veicolata con il secondo motivo di ricorso) rimane oggetto di diretta indagine da parte di questa Corte quale giudice regolatore della competenza, senza incontrare limiti nel contenuto della sentenza impugnata e nelle difese delle parti (tra le tante, Cass. n. 18040/2007, Cass. n. 25232/2014, Cass. n. 21422/2016);
b) con il secondo motivo si prospetta la "violazione del giudicato interno forviatosi sulla competenza del Tribunale di Roma" e la "violazione della disciplina processuale inerente alla risoluzione della questione di competenza", per aver il Tribunale adito - riconoscendo, con ordinanza del 13 ottobre 2014, l'inesistenza di una convenzione arbitrale e al contempo demandando le parti all'espletamento del tentativo di mediazione ai sensi del D.Lgs. n. 28 del 2010, art. 5, da un lato, "esplicitamente risolto una questione di competenza", con conseguente giudicato interno esplicito in assenza di impugnazione dell'ordinanza con regolamento di competenza, e, dall'altro, risolto una questione di procedibilità ritenendosi in concreto competente, con conseguente giudicato interno implicito sulla questione di competenza logicamente preliminare a quella di procedibilità;
b.1) il motivo è inammissibile.
A tal fine occorre osservare che la decisione di cui all'ordinanza del 13 ottobre 2014 è stata resa a scioglimento della riserva assunta all'udienza del 10 ottobre 2014 (cfr. doc. n. 10 di parte ricorrente) in riferimento alle richieste istruttorie ex art. 183 c.p.c. (e all'esito di precedenti rinvii per il medesimo incombente: cfr. docc. nn. 8 e 9 di parte ricorrente), là dove, peraltro, lo stesso attore insisteva (nel caso in cui il giudice istruttore avesse ritenuto "di non potersi pronunciare sulle istanze istruttorie") perchè fosse disposto "l'esperimento del procedimento di mediazione, ai sensi del D.Lgs n. 28 del 2010, art. 5, comma 2": la decisione sulla riserva era, quindi, imperniata unicamente sulla "opportunità dell'esperimento di una mediazione finalizzata alla conciliazione della controversia" ai sensi del citato art. 5 (cfr. doc. n. 11 di parte ricorrente). Ne consegue che nessuna decisione esplicita si è avuta in ordine alla interpretazione della clausola compromissoria e alla affermazione di competenza dell'a.g.o. rispetto agli arbitri, ma soltanto un mero rinvio interlocutorio per dar luogo alle parti di procedere alla mediazione (richiesta dallo stesso attore), quale condizione di procedibilità che, in quanto tale, è solo preliminare alla decisione sulla competenza del giudice adito (cfr. in tale prospettiva già il remoto precedente di cui a Cass. n. 201/1958).
In ogni caso - e in via comunque assorbente - anche volendo, in ipotesi, accedere alla prospettazione di parte ricorrente, nessun giudicato sulla competenza si sarebbe formato nel caso di specie, posto che l'ordinanza del 13 ottobre 2014 costituirebbe una decisione, intervenuta senza rimessione della causa in decisione e previo invito alle parti a precisare le rispettive integrali conclusioni anche di merito, solo implicitamente affermativa di competenza del giudice adito, il quale - come chiaramente emerge dalla stessa portata, innanzi evidenziata, della adottata pronuncia - non l'ha affatto assunta "conclamando, in termini di assoluta e oggettiva inequivocità ed incontrovertibilità, l'idoneità della propria determinazione a risolvere definitivamente, davanti a sè, la suddetta questione" (così Cass., S.U., n. 20449/2014); sicchè, la decisione stessa non costituirebbe una valutazione definitiva sulla competenza e sarebbe, come tale, insuscettibile di impugnazione con il regolamento ex art. 42 c.p.c. (così ancora la citata Cass., S.U., n. 20449/2014).
c) con il terzo motivo si deduce la violazione e falsa applicazione dell'art. 111 Cost., comma 2, art. 6, par. 1, CEDU e art. 88 c.p.c., per aver il Tribunale pronunciato l'ordinanza di incompetenza territoriale a ben quattro anni di distanza dall'instaurazione del processo e in costanza di un atteggiamento dilatorio della controparte, mentre avrebbe dovuto ritenere preclusa l'eccezione di incompetenza;
c.1.) il motivo è inammissibile, giacchè con esso non si prospetta alcuna violazione delle norme sulla competenza, nè si deduce un vulnus all'esercizio dei poteri difensivi di essa parte attrice nel giudizio di merito (cfr. la giurisprudenza citata al precedente p. a.1);
d) con il quarto motivo è dedotta la violazione e falsa applicazione degli artt. 18 e 20 c.p.c., art. 1327 c.c., anche in relazione all'art. 115 c.p.c., nonchè nullità dell'ordinanza impugnata per motivazione omessa e apparante, in violazione degli artt. 111 Cost. e art. 132 c.p.c., n. 4, giacchè il Tribunale - pur essendo incontestato il perfezionamento degli incarichi professionali in Roma per l'immediata esecuzione data agli stessi, ai sensi dell'art. 1327 c.c., nonchè, trattandosi di obbligazione di pagamento, essendo il luogo di adempimento in Roma presso il domicilio del creditore avv. G. - avrebbe motivato in modo solo apparente in ordine alla ritenuta ricollegabilità delle prestazioni rese alla convenzione a suo tempo sottoscritta tra le parti;
d.1) il motivo è in parte inammissibile e in parte infondato.
E' inammissibile là dove si duole della carenza di motivazione dell'ordinanza impugnata, in quanto - come in parte già evidenziato in precedenza - l'istanza di regolamento di competenza ha la funzione di investire la S.C. del potere di individuare definitivamente il giudice competente, onde evitare che la designazione di quest'ultimo sia ulteriormente posta in discussione nell'ambito della stessa controversia, e le consente, pertanto, di estendere i propri poteri di indagine e di valutazione, anche in fatto, ad ogni elemento utile acquisito sino a quel momento al processo, senza incontrare limiti nel contenuto della sentenza impugnata e nelle difese delle parti, nonchè di esaminare le questioni di fatto non contestate nel giudizio di merito e che non abbiano costituito oggetto del ricorso per regolamento di competenza (tra le altre, Cass. n. 21422/2016).
E' infondato là dove comunque deduce l'insorgenza dell'obbligazione oggetto di causa in Roma, ai sensi dell'art. 1327 c.c., contestando la riconducibilità delle prestazioni all'accordo operativo" del gennaio 2008, perfezionatosi in (OMISSIS), giacchè una tale riconducibilità risulta in modo piano da detto accordo (doc. n. 100, "già doc 3", di parte ricorrente), che - secondo uno schema che lo stesso ricorrente richiama, seppur genericamente, a p. 4, 5 6, dell'istanza di regolamento - all'art. 2 fa riferimento proprio allo svolgimento di incarichi professionali che UGC "deciderà di affidarmi di volta in volta, mediante apposito incarico per il tramite del S.I." (Sistema Informativo), ciò essendo ribadito all'art. 3 ("L'attività di gestione delle pratiche relative agli incarichi di volta in volta conferitimi si svolgerà per mezzo dei canali informatici predisposti..."), nonchè nella descrizione delle attività contemplate dall'accordo (art. 3 e, segnatamente, lettere A, B e C), che avevano riguardo sia alla "verifica di tutte le posizioni conferite ad UGC con attività giudiziali in corso e già affidatemi dalla mandante", sia a "nuove pratiche";
e) con il quinto mezzo è prospettata violazione e falsa applicazione degli artt. 18 e 20 c.p.c. e art. 1182 c.c., commi 3 e 4, artt. 1374 e 2233 c.c., per aver il Tribunale errato a non considerare facilmente determinabile, e quindi liquido, il credito per prestazioni professionali dedotto in giudizio, avuto riguardo al parametro di determinazione delle tariffe professionali di cui al D.M. n. 127 del 2004;
e.1) il motivo è infondato, in ragione del principio - affermato da questa Corte successivamente all'approdo di cui a Cass., S.U., n. 17989/2016 e in armonia con esso - per cui "l'obbligazione avente ad oggetto il pagamento, in favore di un avvocato, del compenso professionale che non sia stato determinato all'atto del conferimento dell'incarico va adempiuta al domicilio del debitore, ai sensi dell'art. 1182 c.c., comma 4, trattandosi di credito non liquido, sicchè, tanto nel caso di azione volta all'accertamento ed alla liquidazione dei compensi dovuti in favore del professionista, quanto di azione di accertamento negativo circa l'esistenza stessa dell'obbligazione, la competenza ex art. 20 c.p.c., in relazione al forum destinatae solutionis, va radicata in capo al giudice del luogo ove il debitore ha il proprio domicilio alla sua scadenza" (Cass. n. 118/2017);
che, pertanto, come correttamente statuito dall'ordinanza impugnata, la competenza territoriale spetta al Tribunale di Verona in base a tutti i criteri di collegamento (cui all'art. 19 c.p.c. (giacchè ivi è la sede legale della società convenuta) e art. 20 c.p.c., con conseguente rigetto del ricorso e condanna del ricorrente al pagamento delle spese del presente procedimento, come liquidate in dispositivo in conformità ai parametri di cui al D.M. n. 55 del 2014.

P.Q.M.

rigetta il ricorso e dichiara la competenza territoriale del Tribunale di Verona;
condanna la parte ricorrente al pagamento delle spese del giudizio di legittimità, che liquida in Euro 10.000,00, per compensi, oltre alle spese forfettarie nella misura del 15 per cento, agli esborsi liquidati in Euro 200,00, e agli accessori di legge.
Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1-quater, dà atto della sussistenza dei presupposti per il versamento, da parte del ricorrente, dell'ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso, a norma del citato art. 13, comma 1-bis.
Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio della Sezione Sesta Civile - 3, della Corte Suprema di Cassazione, il 30 ottobre 2017.
Depositato in Cancelleria il 15 dicembre 2017

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