Orologiaio non restituisce un Montres Tudor, consegnato per riparazioni. Deve risarcire il danno?

Anche nel contratto di prestazione di opera in cui l' obbligo di custodia è accessorio e strumentale all' adempimento della prestazione, il mancato adempimento dell' obbligo del depositario di denunziare immediatamente al depositante il fatto per cui ha perduto la detenzione - art. 1780 seconda parte primo comma cod. civ. - anche qualora non interferisse con l' estinzione dell' obbligazione per impossibilità sopravvenuta non imputabile al debitore della prestazione, ma fosse fonte di un autonomo obbligo risarcitorio in sostituzione dell' originario di restituzione del bene, obbliga il depositante a risarcire al depositario i danni che siano conseguenza immediata e diretta della perdita del bene e che perciò possono anche consistere nel valore dello stesso, avuto riguardo a tutte le circostanze dedotte nel caso concreto ed al terzo comma dell'art.1780 cod. civ. che prevede che il depositante ha diritto di ricevere ciò che in conseguenza del fatto stesso il depositario abbia conseguito e subentra nei diritti spettanti a quest'ultimo.

Civile Ord. Sez. 3 Num. 1246 Anno 2018
Presidente: CHIARINI MARIA MARGHERITA
Relatore: ARMANO ULIANA
Data pubblicazione: 19/01/2018
ORDINANZA
sul ricorso 19032-2015 proposto da:
R.S., considerato domiciliato ex lege in
ROMA, presso la CANCELLERIA DELLA CORTE DI
CASSAZIONE, rappresentato e difeso dall'avvocato
CORRADO CUCCURULLO giusta procura a margine del
ricorso;
contro- ricorrente
G.M. SRL in persona del legale
rappresentante p.t., IOLE MONETTI, elettivamente
domiciliata in ROMA, VIA PIETRO A MICHELE 80, presso
lo studio dell'avvocato LUIGI NAPOLITANO,
rappresentata e difesa dall'avvocato GHERARDO MARONE
giusta procura a margine del controricorso;
- controricorrente -
avverso la sentenza n. 9412/2014 del TRIBUNALE di
NAPOLI, depositata il 23/06/2014;
udita la relazione della causa svolta nella camera di
consiglio del 12/04/2017 dal Consigliere Dott. ULIANA
ARMANO;
Fatti del processo
Il Giudice di pace di Napoli, in accoglimento della domanda
proposta da S.R., ha condannato la società G.M. S.r.l. al pagamento in favore del predetto della somma di
- euro 1.000,00 a titolo di risarcimento del danno subito a causa
della mancata restituzione dell'orologio marca Montres Tudor, che il
- R.aveva consegnato alla indicata società affinché fossero
eseguite delle riparazioni.
A seguito di impugnazione da parte della società M. il
Tribunale di Napoli, a modifica della decisione di primo grado, ha
rigettato la domanda, compensando le spese tra le parti.
Avverso questa sentenza propone ricorso S.R. con tre
motivi. Resiste con controricorso la società G.M..
Ragioni della decisione
1.11 giudice di appello ha affermato che la circostanza che l'orologio
è stato trafugato insieme ad altri preziosi non è stata oggetto di
contestazione da parte del R., risultando peraltro la stessa
comprovata dal verbale di denuncia verbale di G.M. in
data 20 gennaio 2009, nonché dalla certificazione della Procura
della Repubblica presso il Tribunale di Napoli, relativa all'avvenuta
archiviazione del procedimento penale a carico di ignoti.
Risulta accertato che la rapina ebbe luogo durante l'orario di
apertura dell'esercizio commerciale, quando degli sconosciuti si
introdussero con effrazione all'interno del locale armati di pistole
con le quali minacciarono i presenti _
2.11 giudice dell'impugnazione, affermata percio' la non imputabilita'
al depositario della perdita della detenzione dell'oggetto prezioso
richiamando cass. 13359 del 2004, con conseguente impossibilità di
adempiere all'obbligazione di restituzione nella prospettiva di cui
all'articolo 1780 1° c.c. in relazione all'articolo 1218 c.c., pur dando
atto che la società M. non aveva assolto all'obbligo di
denunciare tempestivamente al depositante il fatto per cui aveva
perduto la detenzione ex art.1780 10 cc, escluso che tale
inadempimento comporti per ciò solo automaticamente il diritto al
risarcimento del danno, ha interpretato l' orientamento di
legittimita' secondo il quale l' inadempimento a detto obbligo
determina il risarcimento del danno, comprensivo in ogni caso del
valore del bene in custodia a favore del depositante, in linea con i
principi in materia di nesso di causalita', nel senso che quel danno
comprende esclusivamente i pregiudizi che siano conseguenza
immediata e diretta dell'omessa o ritardata denuncia. Sicché l'
indicato danno può identificarsi con il valore della cosa depositata
solo se il depositante dimostri che la perdita di essa sia dipesa
dall'inosservanza dell'obbligo di denunzia.
3.Nella fattispecie in esame, avendo il R.omesso ogni
allegazione difensiva o probatoria atta evidenziare che, ove
tempestivamente edotto della sottrazione, sarebbe stato in grado
di evitare la perdita definitiva del bene, essendosi limitato a
chiedere il ristoro del pregiudizio in relazione al valore di esso, non
poteva affermarsi la responsabilita' della M. avuto riguardo al
lungo tempo intercorso tra la consegna dell' orologio per la
riparazione e quello della rapina ,atteso che il depositante si reco'
a chiedere informazioni soltanto due mesi dopo la rapina, per
cui l'azione risarcitoria doveva essere rigettata.
4.Con il primo motivo si censura la violazione o falsa applicazione
degli artt. 1655, 1665, 1176, 1218 e 1375 c.c.
Sostiene il ricorrente che, in considerazione della struttura e delle
dimensioni della società M., quello stipulato con quest'ultima
\5\ era un contratto di appalto e pertanto il rapporto negoziale doveva
essere inquadrato ai sensi dell'ad 1655 e ss. c.c.
Il giudice d'appello non si e' soffermato sull' obbligazione principale
e non ha applicato le norme dettate in tema di obblighi e doveri di
diligenza ,correttezza e buona fede nell'esecuzione del contratto a
carico del contraente (appaltatore o prestatore d'opera). Infatti ha
disatteso la norma dell'articolo 1665 c.c. terzo comma, che prevede
a carico dell'appaltatore l'onere di invitare il committente alla
verifica dell'opera o del servizio e, soltanto se egli non verifica
senza giusti motivi, l' opera si ha per accettata; dell'articolo 1176
c.c., che prevede che nell'adempiere l'obbligazione il debitore deve
usare la diligenza del buon padre di famiglia avuto riguardo alla
natura dell' attivita' esercitata e dell'articolo 1218 c.c. che dispone
che il debitore che non esegue esattamente la prestazione dovuta è
tenuto al risarcimento del danno, se non prova che
l'inadempimento o il ritardo è stato determinato dalla impossibilità
della prestazione derivante da causa a lui non imputabile.
5.Nella specie il ricorrente per 18 mesi non aveva ricevuto dalla
M. alcuna comunicazione circa lo stato della riparazione, né l'
invito alla verifica della riparazione o ritiro dello stesso, né alcuna
comunicazione dell'evento criminoso del 19 gennaio 2009, mentre l'
obbligo di buona fede oggettiva o correttezza impone obblighi di
informazione e di avviso il cui inadempimento puo' riflettersi sul
risultato finale perseguito dai contraenti.
6.11 motivo è inammissibile.
Infatti da un lato prospetta per la prima volta in questa sede
questioni giuridiche concernenti le conseguenze del ritardo nell'
adempimento del contratto - per la prima volta qualificato appalto
- e quindi di riconsegna del bene ricevuto quale concausa della
sopravvenuta impossibilita' di adempimento dell' uno e dell' altro
obbligo; dall' altro non censura la ratio decidendi secondo cui le
"modalita' della rapina configurano una fattispecie di esonero da
responsabilita' del depositario per non imputabilita' dell'
inadempimento, senza che rilevi che egli abbia adottato particolari
accorgimenti nella custodia.
7.Con il secondo motivo si denunzia l'errore in procedendo ex art.
360 n.4 c.p.c. per nullità della sentenza e del procedimento in
relazione all'articolo 112 c.p.c. (omessa pronunzia su eccezioni di
parte) e dall'articolo 116 c.p.c. (libera valutazione delle prove
legali).
Violazione falsa applicazione dell'articolo 116 c.p.c. ex art. 360
numero 3 c.p.c. 1 1addove il giudice d'appello ha liberamente valutato
le prove legali i e dell'articolo 2697 c.c.
Sostiene il ricorrente che fin dal giudizio di primo grado aveva
dedotto che la M. non aveva dimostrato che la detenzione
dell'orologio le era stata tolta nel corso della rapina del gennaio
2009 ed aveva eccepito l'inesistenza di un inventario degli oggetti
rubati. Inoltre ,se fosse stato tempestivamente notiziato, il
ricorrente avrebbe potuto ottenere il ristoro del danno
direttamente dalla società assicuratrice .
Il Tribunale non solo non si è pronunziato su l'eccezione del
R.in ordine alla mancanza di prova che l'orologio era stato
sottratto nel corso della rapina, ma addirittura l'ha considerata non
formulata in violazione dell' art. 1780 c.c. invocato anche in
appello - omessa prova della perdita della detenzione per fatto non
imputabile al depositario - e dell' art. 112 c.p.c.
8.11 motivo è infondato.
Il giudice di appello ha affermato che la circostanza della rapina non
è stata contestata da parte del R., e da tale circostanza ha
dedotto la perdita della detenzione del prezioso de quo con
conseguente impossibilità di adempiere all' obbligo di restituzione,
risultando peraltro la stessa comprovata dal verbale di denuncia
orale di G.M. in data 20 gennaio 2009, nonché dalla
certificazione della Procura della Repubblica presso il Tribunale di
Napoli, relativa all'avvenuta archiviazione del procedimento penale
a carico di ignoti nel marzo del 2009. E poiché la rapina ebbe luogo
durante l'orario di apertura dell'esercizio commerciale, quando degli
sconosciuti si introdussero con effrazione all'interno del locale
armati di pistole con le quali minacciarono i presenti, il fatto non
era imputabile al depositario.
9.Non ricorre quindi il denunziato vizio di omessa pronunzia,
mentre per la parte in cui la censura attinge gli accertamenti in
fatto del Tribunale in ordine alla circostanza che l'orologio fu
trafugato in occasione della rapina del 20 gennaio 2009,5TJA- ,
accertamenti ampiamente argomentati e non più rivalutabili in sede
-\r di legittimità, alla luce della nuova formulazione dell'articolo 360
n.5 c.p.c. che riduce sensibilmente la possibilità di introdurre il vizio
di motivazione in sede di legittimità (S.U. 8053 del 2014).
10.Con il terzo motivo si denunzia violazione e falsa applicazione
dell'articolo 1780 ex art 360 n.3 c.p.c.
Sostiene il ricorrente che il giudice d'appello, in contrasto con il
dettato dell'articolo 1780 1° comma c.c., ha circoscritto la
responsabilità del depositario ai soli casi in cui il depositante provi
che, informato immediatamente del fatto - nella specie la denuncia
non vi è proprio stata - sarebbe stato in grado di recuperare il
bene
Al riguardo nella Corte di legittimita' coesistono due orientamenti:
secondo il primo il depositario che omette di denunciare al creditore
il fatto che ha reso impossibile l' adempimento del contratto d'
opera deve rispondere della mancata restituzione del bene
risarcendone i danni comprensivi del valore, anche se il fatto non
gli e' imputabile;
per il secondo indirizzo i danni sono soltanto quelli conseguenti all'
inadempimento dell' obbligo di immediata denuncia che il
depositante deve dimostrare.
Entrambi gli orientamenti sono stati disattesi , perche' la Corte di
merito ha escluso il risarcimento in quanto il depositante non ha
dimostrato che, se fosse stato immediatamente avvisato della
rapina, avrebbe potuto recuperare il bene.
Percio' il giudice d'appello non solo ha posto a carico del
depositante un onere probatorio impossibile, ma ha finito con il
negare l'applicazione della norma in tutti quei casi in cui il recupero
del bene è impossibile o improbabile e la perdita inevitabile, come
nel caso della rapina.
Con siffatta interpretazione l'obbligo di tempestiva denunzia
diventerebbe pleonastico e la norma inutile in quanto il depositario
potrebbe attendere, sine die, in conflitto di interessi con il
depositante, l' istanza di riconsegna e poi eccepirgli di aver perduto
il bene per fatto non imputabile.
L'omessa denuncia da parte della società M. indubbiamente
aveva impedito al R.di surrogarsi nei diritti del depositario ai
sensi dell'articolo 1780 2°cod. civ. e di ottenere il ristoro dei danni
dalla società RAS, assicuratrice dei M..
11.11 motivo è fondato.
L'art. 1780 c.c. dispone "Se la detenzione della cosa tolta al
depositario in conseguenza di un fatto a lui non imputabile, egli è
liberato dall'obbligazione di restituire la cosa, ma deve, sotto pena
di risarcimento del danno, denunziare immediatamente al
depositante il fatto per cui ha perduto la detenzione.
Il depositante ha diritto di ricevere ciò che, in conseguenza del fatto
stesso, il depositario abbia conseguito, e subentra nei diritti
spettanti a quest'ultimo".
Secondo consolidata giurisprudenza di legittimità, l'ambito
oggettivo di cui all' art. 1780 c.c. si estende anche ai contratti nei
quali l'obbligo di custodia, come quello in oggetto, non costituisce
l'obbligazione principale. Infatti "L'art.1780 c.c., in forza del quale il
depositario, per ottenere la liberazione dalla propria obbligazione, è
tenuto a fornire la prova che l'inadempimento è dipeso da causa a
lui non imputabile, trova applicazione anche quando l'obbligazione
della custodia e della riconsegna formi parte di un contratto misto
nel quale confluiscano le cause del deposito e di altro contratto,
come nel caso dell'affidamento di un'autovettura ad un'officina per
la riparazione, in cui l'obbligo di custodia e di restituzione assume
funzione accessoria, in quanto finalizzato all'adempimento dell'obbligazione
principale" (Cass. n. 10956/2010).
12.Non essendo in questa sede soggetto a nuova valutazione l'
accertamento che l' orologio è stato oggetto di rapina, rimangono
controverse le conseguenze giuridiche della mancata denunzia al
depositante del fatto sul diritto al risarcimento del danno.
Sul punto sia in dottrina che in giurisprudenza si sono avuti
contrastanti orientamenti.
13.Secondo un primo orientamento prevalente in dottrina il
depositario che non proceda tempestivamente alla denunzia è
responsabile solo dei danni che il depositante ha subito per causa
specifica della mancata denunzia.
Logico presupposto di tale assunto è che la denuncia al depositante
non costituisce condizione di liberazione del depositario dalla
responsabilità per la restituzione della cosa, ma oggetto di
un'ulteriore obbligazione che deriva dal rapporto di deposito come
conseguenza dell'estinzione dell'obbligazione primaria.
14.Un secondo orientamento dottrinario ritiene che il depositario,
che perda la detenzione della res depositata per causa a lui non
imputabile, è tenuto a versare al depositante il valore della stessa,
qualora non abbia tempestivamente denunciato a quest'ultimo il
fatto per cui non ha più la detenzione. In tal modo la liberazione
dall'obbligo della restituzione è subordinato, oltre che al fatto non
imputabile, anche alla tempestiva denuncia della sottrazione da
parte di quest'ultimo, pena il risarcimento del danno per
equivalente.
15.Tale ricostruzione è stato oggetto di critica da altra parte della
dottrina che ha posto in rilievo che accedere ad una simile
interpretazione significherebbe da un lato, configurare un caso
eccezionale di responsabilità, in quanto il comma 1 dell'art. 1780
c.c. detterebbe una regola contraria ai criteri generali che
disciplinano la materia dell'inadempimento, secondo cui
l'obbligazione si estingue quando, per una causa non imputabile al
debitore, viene meno la prestazione (art. 1256 c.c.); dall'altro,
inverare un'eccezione al principio del nesso di causalità previsto
all'art. 1223 c.c., perché, facendo nascere dall'obbligo di immediata
denuncia una responsabilità per danni comprensiva, in ogni caso,
del tantundem, si finisce con lo spezzare il nesso fra il fatto colposo,
cioè la mancata denunzia, e l'evento dannoso.
16.Anche in giurisprudenza si sono susseguite nel tempo
interpretazioni contrastanti sugli effetti della previsione normativa
dell'obbligo del depositario di denunziare immediatamente al
depositante il fatto che ha determinato la perdita del bene.
Secondo la giurisprudenza di legittimità più risalente (ex multis
Cass. civ. n. 775/1948; Cass. Civ. 339/1959; Cass. civ. 658/1966;
Cass. civ. 2193/1974) il depositario, che perda la detenzione della
res per causa a lui non imputabile, è tenuto a versare al
depositante il valore della stessa, qualora non abbia
tempestivamente denunciato a quest'ultimo il fatto per cui non ha
piu la detenzione.
La sentenza capostipite di tale orientamento afferma - Cass. Civ. n.
775/1948 - : "il depositarlo che ha perduto la detenzione della cosa
affidata per fatto a lui non imputabile, è liberato dall'obbligazione di
restituire la cosa, ma deve prestare l'equivalente ove abbia omesso
l'immediata denuncia dell'evento al depositante".
In tal modo il giudice di legittimità subordinava la liberazione
dall'obbligo della restituzione, oltre che al fatto non imputabile,
anche alla tempestiva denuncia della sottrazione da parte di
quest'ultimo, pena il risarcimento del danno per equivalente.
Secondo le argomentazioni poste alla base del risalente indirizzo
della Cassazione, la disposizione di cui all'art. 1780 c.c. sarebbe
unica e inscindibile, nel senso che per l'esonero del depositario da
ogni responsabilità richiederebbe, oltre alla prova della non
imputabilità della perdita, che libera il custode dall'obbligo di
restituire il bene, anche l'immediata denuncia del fatto al
depositante come requisito oggettivo, cui è subordinata l'esenzione
dal risarcimento del danno rappresentativo della restituzione per
equivalente.
Secondo Cass 04-02-1959, n. 330 "Sebbene la perdita della cosa
non sia imputabile al depositario ed indipendentemente dal fatto
che il depositante sia, o meno, in grado di svolgere alcuna azione
per il recupero della cosa perduta, l'art. 1780 c.c. sancisce a carico
del depositario l'obbligo di denunciare immediatamente al
depositante la perdita della cosa, cosicché, qualora il depositario
non adempia al predetto obbligo di denuncia, egli deve al
depositante il risarcimento del danno".
17.Un significativo cambiamento si rinviene con la sentenza
n. 203 del 17.1.1978 e la sentenza n. 8541 del 1991 che hanno
affermato che l'art. 1780 co. 1 cod. civ., ove stabilisce che il
depositarlo, perduta la detenzione della cosa per fatto a lui non
imputabile, è tenuto al risarcimento del danno nel caso in cui non
provveda a denunciare immediatamente al depositante il predetto
fatto, va inteso nel senso che quel danno comprende
esclusivamente i pregiudizi che siano conseguenza immediata e
diretta dell'omessa o ritardata denuncia. E ciò perché questa
interpretazione si armonizza con il principio generale sul nesso di
causalità in materia di danni posto dall'art. 1223 cod. civ., laddove
invece, facendo nascere dall'osservanza dell'obbligo dell'immediata
denunzia una responsabilità per danni comprensiva, in ogni caso,
del valore della cosa in custodia, si verrebbe a spezzare il rapporto
causale tra il fatto colposo (costituito dalla mancata denuncia) e
l'evento dannoso, il che contrasta anche con il significato logico del
citato primo comma dell'art. 1780. Pertanto l'indicato danno può
identificarsi con il valore della cosa depositata solo se il depositante
dimostri che la perdita definitiva di esso sia dipesa dall'inosservanza
dell'obbligo di denuncia, come avviene in qualsiasi azione per danni,
che richiede appunto la prova non solo del fatto colposo o doloso,
ma anche del nesso eziologico tra il fatto stesso ed il danno.
18.Successivamente con la sentenza n. 16950 del 2003 questa
Corte ha affermato che l'art. 1780, primo comma, c.c., dispone che
se la detenzione è tolta al depositario in conseguenza di un fatto a
lui non imputabile, egli è liberato dall'obbligazione di restituire la
cosa, ma deve sotto pena di risarcimento del danno, denunziare
immediatamente al depositante il fatto per cui ha perduto la
detenzione. La norma, nel caso in cui il depositario perde la
detenzione della cosa per causa a lui non imputabile, mentre lo
esonera dal doversi attivare per recuperarla, alla obbligazione di
restituirla, che altrimenti avrebbe, sostituisce quella di rendere
edotto immediatamente il depositante del fatto per cui ha perso la
detenzione. Il depositarlo, dunque, ha l'obbligo contrattuale di dare
al depositante le notizie necessarie per porlo in condizioni di
rientrare nella materiale disponibilità della cosa e se non lo fa è
soggetto a risarcirgli i danni che dal proprio inadempimento gli
possono derivare.
Orbene, quando l'obbligato non tiene il comportamento atteso e si
verifica per l'altra parte una situazione pregiudizievole che il
comportamento dovuto avrebbe reso possibile evitare, in tanto è
possibile escludere che il danno sia conseguenza del
comportamento mancato, in quanto si possa ritenere che il danno si
sarebbe prodotto egualmente.
19.Questa Corte ritiene non rilevante nella specie optare per l' uno
o l' altro orientamento perche' ,anche alla luce dell' indirizzo a cui il
tribunale ha affermato di volersi attenere, il motivo merita
accoglimento.
La norma contenuta nell' art. 1780 cod. civ. primo comma obbliga
il depositario a denunciare al depositante immediatamente il fatto
in conseguenza del quale ha perduto il bene depositato presso di lui
e se non lo adempie è soggetto a risarcirgli i danni che dal proprio
inadempimento gli sono derivati.
Questo "dovere di avviso" è stato configurato come un obbligo di
protezione del depositante, particolarmente esposto ai rischi del
contratto, accessoria o principale che sia l' obbligazione di custodia,
avuto riguardo al suo interesse all' adempimento del contratto e
alle modificazioni dell' originaria situazione di fatto in conseguenza
di fatti non imputabili - nella specie impossibilità sopravvenuta
della prestazione, art. 1256 cod. civ.- in modo da consentirgli, in
attuazione del generale principio di buona fede, in tempo utile di
compiere gli atti necessari al recupero del bene ovvero di agire
~contro il responsabile della sottrazione.
20. Nella specie è pacifico che il depositante ha chiesto come
conseguenza dell' inadempimento all' obbligo di denuncia di perdita
del bene per fatto non imputabile, l' equivalente del valore di esso.
Il Tribunale però, pur dichiarando di aderire al secondo indirizzo
giurisprudenziale, ed in particolare a Cass. 17 gennaio '78 n. 203 e
8541 del 03/08/1991, volendo coordinare la seconda parte del
primo comma dell' art. 1780 cod. civ. con l' art. 1223 cod. civ.,
poiché il depositante non aveva provato che se il depositario gli
avesse immediatamente denunciato la rapina "sarebbe stato in
grado di evitare la perdita definitiva della collana" ,ha rigettato la
domanda risarcitoria. Ma in tal modo ha violato sia le norme sia i
principi di legittimità richiamati.
Ed infatti ha sganciato le une e gli altri dal petitum e dai fatti
costitutivi di esso, tra cui la pacifica circostanza evidenziata
ripetutamente dal ricorrente, anche in questa sede, secondo cui
ebbe notizia dell' avvenuta rapina in occasione della visita di suo
figlio al negozio per chiedere se la riparazione dell' orologio era
stata eseguita, nel marzo del 2009, e quindi ad archiviazione
avvenuta o quantomeno prossima, senza trarne nessuna
conseguenza di danno immediato e diretto per violazione dell'
obbligo di denuncia immediata non solo per non aver potuto il
depositante accertare che il suo orologio fosse tra i preziosi
indicati nella denuncia di rapina in mancanza di un inventario dei
beni - circostanza pacifica, cfr. pag. 12 del ricorso - ma neppure
coadiuvare le autorità inquirenti prima dell' archiviazione della
notitia criminis - ovvero di opporsi ad essa - nonché, come dedotto
dal depositante nei gradi di merito, di surrogarsi nei diritti del
depositarlo, secondo la disposizione contenuta nel terzo comma
dell'art.1780 cod. civ..
21.Ne consegue che la sentenza va cassata in relazione al motivo
accolto e la causa rinviata per nuovo esame delle circostanze di
fatto alla luce del seguente principio di diritto:
"Anche nel contratto di prestazione di opera in cui l' obbligo
di custodia è accessorio e strumentale all' adempimento
della prestazione, il mancato adempimento dell' obbligo del
depositario di denunziare immediatamente al depositante il
fatto per cui ha perduto la detenzione - art. 1780 seconda
parte primo comma cod. civ. - anche qualora non
interferisse con l' estinzione dell' obbligazione per
impossibilità sopravvenuta non imputabile al debitore della
prestazione, ma fosse fonte di un autonomo obbligo
risarcitorio in sostituzione dell' originario di restituzione del
bene, obbliga il depositante a risarcire al depositario i danni
che siano conseguenza immediata e diretta della perdita del
bene e che perciò possono anche consistere nel valore dello
stesso, avuto riguardo a tutte le circostanze dedotte nel
caso concreto ed al terzo comma dell'art.1780 cod. civ. che
prevede che il depositante ha diritto di ricevere ciò che in
conseguenza del fatto stesso il depositario abbia conseguito
e subentra nei diritti spettanti a quest'ultimo".
Il Tribunale di Napoli provvederà anche alle spese del giudizio di
cassazione.
P.Q.M
La Corte dichiara inammissibile il primo motivo di ricorso,rigetta il
secondo e accoglie il terzo;cassa la sentenza impugnata in relazione
al motivo accolto e rinvia ad altra sezione del Tribunale di Napoli
che provvederà anche alla liquidazione delle spese processuali del
giudizio di cassazione.

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