Un bimbo nasce con un grave ritardo neuromotorio dovuto ad ipossia cerebrale intra partum: danno causato dalla colpevole condotta dei sanitari del Policlinico Universitario, i quali nonostante un evidente quadro sintomatico di sofferenza fetale, non eseguirono prontamente un parto cesareo.

Il fratello nato dopo il fatto, fonte giuridica di responsabilità dei sanitari, può chiedere il risarcimento dei danni?

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Ammettere, infatti, che il fratello postumo d'un bimbo nato invalido per colpa d'un medico possa domandare a quest'ultimo il
risarcimento del danno consistito nel nascere in una famiglia non serena, produrrebbe i seguenti effetti paradossali:
(a) in teoria, anche la madre potrebbe essere ritenuta responsabile del suddetto danno, per aver messo al mondo un secondo figlio, pur sapendo della preesistenza d'un fratello invalido;
(b) non solo nel caso di errore medico, ma dinanzi a qualsiasi fatto illecito lesivo dell'integrità psicofisica, tutti i parenti postumi
della vittima primaria potrebbero domandare un risarcimento al responsabile; e sinanche il coniuge che contragga le nozze dopo
l'infortunio del partner sarebbe legittimato alla richiesta di risarcimento, senza limiti di generazioni o di tempo;
(c) non solo nel caso di danno non patrimoniale, ma anche per il danno patrimoniale i nati postumi potrebbero domandare il
risarcimento all'autore dell'illecito: così, ad esempio, i figli postumi del creditore insoddisfatto potrebbero pretendere il danno dal
debitore insolvente, per essere nati in una famiglia povera.
L'evidente insostenibilità di tali approdi evidenzia, in virtù della regola della reductio ad absurdum, l'erroneità del presupposto su cui
si fondano, e cioè che persone non solo non nate, ma neanche concepite al momento della commissione del fatto illecito, possano
domandare al responsabile di questo un risarcimento.

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