Come si articola la ripartizione dell’onere della prova nella responsabilità sanitaria contrattuale?

I genitori di una bambina, ricoverata tempo prima, presso una struttura ospedaliera milanese chiedono il risarcimento dei danni patrimoniali e non patrimoniali connessi alla emiparesi destra sofferta dalla figlia, causalmente ricondotta dagli stessi a un episodio di cianosi verificatosi il terzo giorno di vita durante la degenza post-natale presso il nosocomio.

(Corte di Cassazione, sez. III Civile, ordinanza n. 16828/18; depositata il 26 giugno)
Per la Cassazione ove sia dedotta una responsabilità contrattuale della struttura sanitaria per l’inesatto adempimento della prestazione sanitaria, il danneggiato deve fornire la prova del contratto e dell’aggravamento della situazione patologica (o dell’insorgenza di nuove patologie per effetto dell’intervento) e del relativo nesso di causalità con l’azione o l’omissione dei sanitari, restando a carico dell’obbligato la prova che la prestazione professionale sia stata eseguita in modo diligente e che quegli esiti siano stati determinati da un evento imprevisto e imprevedibile.
Secondo la Corte di Cassazione, non solo il danno, ma anche la sua eziologia è parte del fatto costitutivo che incombe all’attore di provare. Ne consegue che, se al termine dell’istruttoria resti incerta la reale causa del danno, le conseguenze sfavorevoli in termine di onere della prova spettano all’attore.

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