La compensazione, tra le parti, delle spese giudiziali può essere disposta dal giudice (previa debita motivazione) solo in tre specifiche ipotesi: a) laddove vi sia soccombenza reciproca; b) laddove la questione sia di assoluta novità; c) laddove vi sia un mutamento nell'orientamento giurisprudenziale rispetto alle questioni dirimenti. In altri termini il giudice può ricorrere alla compensazione delle spese solo in casi eccezionali e specificatamente individuati dalla legge.

l difensore di persona ammessa al patrocinio a spese dello Stato che, ai sensi degli artt. 84 e 170 d.P.R. 30 maggio 2002, n. 115 (T.U. delle disposizioni legislative e regolamentari delle spese di giustizia), proponga opposizione avverso il decreto di pagamento dei compensi, contestando l'entità delle somme liquidate, agisce in forza di una propria autonoma legittimazione a tutela di un diritto soggettivo patrimoniale; ne consegue che il diritto alla liquidazione degli onorari del procedimento medesimo e l'eventuale obbligo del pagamento delle spese sono regolati dalle disposizioni del Codice di Procedura Civile relative alla "responsabilità delle parti per le spese" (artt. 91 e 92, primo e secondo comma, cod. proc. civ.) (Cass. n. 17247 del 2011).

Corte di Cassazione, sez. VI Civile - 2, ordinanza n. 30877/18; depositata il 29 novembre
il Tribunale ha errato nel ritenere giustificata, la disposta compensazione, dalla contumacia del Ministero della Giustizia e dalla natura oppositiva del giudizio, perché tali ragioni non integrano neppure ipotesi di "gravi ed eccezionali ragioni", come richiedeva la normativa precedente, permanendo la sostanziale soccombenza della controparte che deve essere adeguatamente riconosciuta sotto il profilo della suddivisione del carico delle spese (Cass. 23 gennaio 2012, n. 901; Cass. 17 ottobre 2013, n. 23632) ed essendo, rispetto alla liquidazione delle spese, ininfluente la natura del giudizio.


ORDINANZA
sul ricorso 17550-2017 proposto da:
B.V., elettivamente domiciliato in ROMA piazza
Cavour presso la Cancelleria della Corte di Cassazione, rappresentato e
difeso da se medesimo;
- ricorrente -
contro ORDINANZA
sul ricorso 17550-2017 proposto da:
BALZANI VINCENZO, elettivamente domiciliato in ROMA piazza
Cavour presso la Cancelleria della Corte di Cassazione, rappresentato e
difeso da se medesimo;
- ricorrente -
contro Ministero Giustizia
avverso l'ordinanza del TRIBUNALE di TORRE ANNUNZIATA,
depositata il 13/06/2017;
udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio non
partecipata del 05/06/2018 dal Consigliere Dott. ANTONINO
SCALISI.
Fatti di causa e ragioni della decisione
l'avv. B.V., con ricorso ai sensi dell'art. 170 d.p.r.
115/2002, del 05/01/2017, impugnava il decreto di liquidazione
emesso nell'ambito del procedimento recante R.G. n. 6040/15,
GOT dott. Nasti, e, per l'effetto, liquidare in proprio favore il
compenso pari ad C 6.350,00, ovvero nella misura di euro
3.325,00 o in quella ulteriormente inferiore di euro 2.426,50, il
tutto, oltre IVA e CPA e spese. A sostegno della domanda, il
ricorrente precisava di aver assunto la veste di difensore di
I.D., parte ammessa al patrocinio a spese dello
Stato (giusta delibera del 6.10.2014 prot. 1834/14 del Consiglio
dell'Ordine degli Avvocati di Torre Annunziata) nella controversia
ex art. 447 bis cod. proc. civ. contro I.R. e I.D., la propria attività professionale sia nella fase
stragiudiziale, sia nella fase studio ed introduttiva del giudizio,
fino alla revoca del mandato in suo favore, avvenuta in data
6.7.2016. Precisava che all'esito della revoca, chiedeva la
liquidazione per l'attività fino a quel momento prestata,
quantificandola nella somma di C 7.650,00, ma che il giudicante
liquidava in suo favore la somma di C 920,00, applicando,
erroneamente, il criterio di liquidazione di cui al D.M. 55/2014, in
particolare, non applicando correttamente lo scaglione relativo al
valore della controversia.
Il Ministero della Giustizia, nonostante, la regolarità della
notifica, non si costituiva.
Il Tribunale di Torre Annunziata con ordinanza del 16 maggio
2017 conclusiva del giudizio iscritto al n. RGA 90/2017,
accoglieva il ricorso e per l'effetto liquidava in favore dell'avv.
B. la somma di C. 3.137,50 per compensi professionali,
disponendo che il pagamento fosse imputato al capitolo 1360 del
bilancio del Ministero della Giustizia, essendo la parte I.
D. ammessa al gratuito patrocinio a spese dello stato,
dichiarava irripetibili le spese del presente giudizio. Secondo il
Tribunale di Torre Annunziata, l'attività (giudiziale e
stragiudiziale) prestata dall'avv. B. in favore di I.
D. andava liquidata sulla base dei parametri indicati dagli
artt. 18, 19, 20, e 21 del DM 55 del 2014, tenendo conto del
valore medio con riduzione alla metà, ai sensi dell'art. 130 DPR
115 del 2002 e considerata la natura dell'impegno. La
contumacia del resistente Ministero della Giustizia, sempre
secondo il Tribunale adito, era ragione sufficiente per
compensare le spese di lite nei suoi confronti, attesa la natura
oppositiva del giudizio.
La cassazione di questa ordinanza è stata chiesta dall' avv.
B.V. con ricorso affidato a due motivi: a) per
violazione degli artt. 91 e 92 cod. proc. civ. (art. 111 comma 7
cost. E 360, primo comma, n 4 cod. proc. civ.).; 2) per
violazione degli artt. 91 e 92 cod. proc. civ., in particolare, sulla
violazione e/o falsa applicazione dell'art. 92 comma secondo cod.
proc. civ. (art. 111 comma 7 cost. e art. 360, primo comma n. 4
cod. proc. civ.
Secondo il ricorrente, la disposta compensazione delle spese
giudiziali sarebbe in aperto contrasto con la normativa di cui
all'art. 91 e 92 cod. proc. civ. considerato che non vi è stata
alcuna parziale soccombenza perché il caso sottoposto non
presentava alcuna particolare complessità tale da ritenere la
questione sottoposta all'esame del Tribunale, affetta da novità
assoluta e/o oggetto di contrasto giurisprudenziale.
Osserva ancora il ricorrente (con il secondo motivo) che la
contumacia del Ministero della Giustizia che il Giudice del merito
avrebbe posto a giustificazione della disposta compensazione,
non integra gli estremi di una causa giustificativa. A sua volta,
sempre secondo il ricorrente, non vi sarebbe alcuna norma che
prevede la compensazione delle spese nell'ipotesi di qualsivoglia
giudizio di opposizione.
Su proposta del relatore, il quale riteneva che i motivi formulati
con il ricorso potevano essere dichiarati fondati, con la
conseguente definibilità nelle forme dell'art. 380-bis c.p.c., in
relazione all'art. 375, comma 1, n. 1), c.p.c., il Presidente ha
fissato l'adunanza della Camera di Consiglio.
Rileva il collegio che il ricorso, con riferimento a tutte e due le
avanzate censure, deve essere ritenuto fondato, in tal senso
trovando conferma la proposta già formulata dal relatore, ai
sensi del citato art. 380-bis c.p.c.
1.a) Va qui premesso che il difensore di persona ammessa al
patrocinio a spese dello Stato che, ai sensi degli artt. 84 e 170
d.P.R. 30 maggio 2002, n. 115 (T.U. delle disposizioni legislative
e regolamentari delle spese di giustizia), proponga opposizione
avverso il decreto di pagamento dei compensi, contestando
l'entità delle somme liquidate, agisce in forza di una propria
autonoma legittimazione a tutela di un diritto soggettivo
patrimoniale; ne consegue che il diritto alla liquidazione degli
onorari del procedimento medesimo e l'eventuale obbligo del
pagamento delle spese sono regolati dalle disposizioni del Codice
di Procedura Civile relative alla "responsabilità delle parti per le
spese" (artt. 91 e 92, primo e secondo comma, cod. proc. civ.)
(Cass. n. 17247 del 2011).
Va, altresì, osservato che il disposto dell'art. 92 cod. proc. civ.
(così come modificato dal D.L. 12 settembre 2014, n. 132,
convertito, con modificazioni, dalla legge 10 novembre 2014, n.
162) la compensazione, tra le parti, delle spese giudiziali può
essere disposta dal giudice (previa debita motivazione) solo in
tre specifiche ipotesi: a) laddove vi sia soccombenza reciproca;
b) laddove la questione sia di assoluta novità; c) laddove vi sia
un mutamento nell'orientamento giurisprudenziale rispetto alle
questioni dirimenti. In altri termini il giudice può ricorrere alla
compensazione delle spese solo in casi eccezionali e
specificatamente individuati dalla legge.
Ora, nel caso in esame non ricorre nessuna delle ipotesi qui
indicate e, dunque, la disposta compensazione risulta illegittima.
1.2.) E, comunque, il Tribunale ha errato nel ritenere giustificata,
la disposta compensazione, dalla contumacia del Ministero della
Giustizia e dalla natura oppositiva del giudizio, perché tali ragioni
non integrano neppure ipotesi di "gravi ed eccezionali ragioni",
come richiedeva la normativa precedente, permanendo la
sostanziale soccombenza della controparte che deve essere
adeguatamente riconosciuta sotto il profilo della suddivisione del
carico delle spese (Cass. 23 gennaio 2012, n. 901; Cass. 17
ottobre 2013, n. 23632) ed essendo, rispetto alla liquidazione
delle spese, ininfluente la natura del giudizio.
In definitiva, il ricorso va accolto l'ordinanza impugnata va
cassata e la causa va rinviata al Tribunale di Torre Annunziata in
persona di altro magistrato, anche, per la liquidazione delle
spese del presente giudizio.
PQM
La Corte accoglie il ricorso, cassa l'ordinanza impugnata e rinvia
la causa al Tribunale di Torre Annunziata in persona di altro
magistrato, anche per la liquidazione delle spese del presente
giudizio.
Così deciso nella Camera di Consiglio della Sesta Sezione Civile
Seconda di questa Corte di Cassazione il 5 giugno 2018.
Il Presidente
DEPOS!TATO íN CANCELLERIA
29 NOV. 2018

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