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Sentenza

 Infortunio sportivo subito da uno studente....
Infortunio sportivo subito da uno studente.
 RISARCIMENTO DANNI -

(Cc, articolo 1218)

In materia di risarcimento danni per responsabilità civile conseguente ad un infortunio sportivo subito da uno studente all’interno della struttura scolastica durante le ore di educazione fisica, incombe sullo studente l’onere della prova dell’illecito commesso da altro studente, quale fatto costitutivo della sua pretesa, mentre è a carico della scuola la prova del fatto impeditivo, cioè l’inevitabilità del danno nonostante la predisposizione di tutte le cautele idonee a evitare il fatto. Alla luce di tale principio, è stato condannato il Ministero dell’Istruzione, Università e Ricerca che non ha fornito la prova richiesta in giudizio, poiché non ha dimostrato, né che l’appellante, contrariamente a quanto dalla stessa dedotto in citazione, si fosse infortunata cadendo al suolo da sola, integrando in tal modo un’ipotesi di “autolesione”; né, a fronte delle richieste istruttorie dell’attrice, ha fornito la prova, su di esso incombente, dell’inevitabilità del danno, o della natura fortuita dello scontro di gioco.

 CORTE D'APPELLO DI BARI
Terza Sezione Civile
La Corte d'appello, in composizione collegiale nelle persone dei seguenti Magistrati:
Dott. Michele Ancona - Presidente
Dott. Vittorio Gaeta - Consigliere
Dott. Lucia Sardone - Consigliere Ausiliario Relatore
ha pronunciato la seguente
SENTENZA
nella causa civile in grado d'appello, iscritta al n.r.g. 669/2019
TRA
C.A. (c.f. (...) ), rappresentata e difesa dall'Avv. …ed elettivamente domiciliata in…, alla via P….,
giusta mandato in atti
- APPELLANTE -
E
M.I.U.R. - Ministero dell'Istruzione, Università e Ricerca (c.f. (...)), in persona del Ministro p.t.,
rappresentato e difeso ope legis dall'Avvocatura Distrettuale dello Stato presso i cui uffici è
domiciliato in Bari, alla via …
- APPELLATO -
NONCHE’
U.A. S.p.A. (P.I. (...)), in persona del legale rappresentante p.t., rappresentata e difesa dall'Avv. …ed
elettivamente domicilia in Bari, alla via …
- APPELLATA -
Svolgimento del processo - Motivi della decisione
Con atto di citazione notificato il 22/12/2008, F.G., quale genitrice esercente la potestà sulla figlia
minore, A.C., conveniva in giudizio, dinanzi al Tribunale di Bari, sezione distaccata di Monopoli, il
Ministero dell'Istruzione, Università e Ricerca, assumendo che, il giorno 15/05/2008, nel corso
dell'ora di lezione di educazione motoria, presso l'Istituto scolastico "G. Rodari", in …la minore A.
veniva deliberatamente spinta da un compagno di scuola, cadendo a terra e riportando lesioni
personali guaribili.
Tutto ciò premesso, chiedeva la condanna del Ministero convenuto al risarcimento dei danni, che
quantificava in complessivi Euro 25.808,23.
Instaurato il giudizio, si costituiva il Ministero dell'Istruzione, Università e Ricerca che sollevava
diverse eccezioni pregiudiziali e, nel merito, contestava il fondamento della domanda risarcitoria,
chiedendo al Tribunale di essere autorizzato a chiamare in causa la U.A. S.p.A., per essere da tale
assicurazione garantita e manlevata in caso di condanna.
Si costituiva in giudizio la società assicuratrice che, pure, chiedeva il rigetto della domanda.
Trasmesso il fascicolo al Tribunale di Bari, per ragioni di competenza funzionale della sede
dell'ufficio giudiziario, il giudizio di primo grado veniva deciso sulla base degli atti di causa e
mediante espletamento di prova testimoniale.
Il Tribunale di Bari, poiché con ordinanza istruttoria del 08/04/2015, riteneva la causa matura per la
decisione, precisate le conclusioni, con la sentenza n. 1191/2019, del 20/03/2019, dopo aver respinto
le eccezioni pregiudiziali in rito e quelle preliminari di merito, sollevate dalle parti convenute,
rigettava la domanda.
Nello specifico, dopo aver sussunto i fatti di causa nella fattispecie normativa dell'art. 1218 c.c., il
primo giudice riteneva che alcuna responsabilità fosse ascrivibile agli insegnanti o all'istituto
scolastico, in quanto era stata raggiunta la prova che il danno subìto dall'allora minore A.C., fosse
stato causato da un fatto non imputabile alla mancata adozione, da parte degli insegnanti, di misure
organizzative volte ad evitare l'insorgere di situazioni di pericolo.
Con atto notificato il 17/04/2019, C.A., nelle more divenuta maggiorenne, proponeva appello avverso
la richiamata sentenza, per la sua riforma integrale e per l'accoglimento delle conclusioni così come
esposte nel detto gravame.
Costituitisi in giudizio, tanto il Ministero dell'Istruzione, Università e Ricerca, quanto l'U.A. S.p.A.,
contestavano in toto il contenuto dell'appello, chiedendone il rigetto.
All'udienza del 27/10/2021, dopo la precisazione delle conclusioni delle parti mediante deposito di
note di trattazione scritta, la causa veniva posta in riserva, per essere decisa con la assegnazione dei
termini ex art. 190 c.p.c., per il deposito di comparse conclusionali ed eventuali repliche.
Con ordinanza del 23/03/2022, emessa fuori udienza, questa Corte, ritenutane l'opportunità,
disponeva espletarsi una C.T.U. medico-legale sulla persona della danneggiata, volta ad accertare
l'esistenza di postumi permanenti residuati dal sinistro.
All'udienza del 20.09.2023, precisate le conclusioni dalle parti mediante deposito di note scritte
autorizzate, la causa veniva nuovamente posta in riserva, per essere decisa con la assegnazione dei
termini ex art. 190 c.p.c., per il deposito di comparse conclusionali ed eventuali repliche.
L'impugnazione è fondata e va, pertanto, accolta, per quanto di ragione.
È un dato di fatto, pacifico tra le parti, che C.A. si infortunò a scuola, durante l'orario di lezione, sotto
la sorveglianza di un'insegnante, nel corso di un'ora di lezione motoria di pallacanestro con due
squadre di tre elementi (anziché di cinque).
Dall'istruttoria espletata (deposizione della teste G.) è emerso che l'appellante si infortunò a seguito
di un contatto fisico con altra alunna, nel corso dello svolgimento dell'esercitazione.
Orbene, il Tribunale di Bari ha rigettato la domanda di A.C. per mancanza di prova dei fatti
costitutivi dell'azione risarcitoria.
Più specificamente, il primo giudice ha ritenuto che, nella fattispecie, si sia trattata di un'ipotesi di
"autolesione" in quanto la teste avrebbe riferito, contraddittoriamente, dapprima che l'appellante
sarebbe stata spintonata; successivamente che avesse subito uno sgambetto da altra alunna.
Nel decidere in tal senso, il Tribunale ha valorizzato la relazione di servizio del sinistro, versata in
atti dal M.I.U.R., nella quale la Dirigente Scolastica dell'Istituto afferma che l'alunna sarebbe
"accidentalmente" caduta al suolo, ritenendo, sulla base di tale documento, raggiunta la prova della
non imputabilità dell'evento alla Scuola, ai sensi dell'art. 1218 c.c.
Quanto statuito sul punto non convince.
Il Tribunale ha evidenziato che la testimone, all'epoca dei fatti, aveva solo otto anni e che aveva reso
la propria deposizione a distanza di stette anni dai fatti, ritenendo, pertanto, che: "… è verosimile
pensare che i ricordi di tale teste possano aver subito delle distorsioni nel tempo e non siano poi così
netti e precisi …".
Orbene, se ciò è vero, se cioè si voglia ritenere che i ricordi siano stati effettivamente distorti dal
tempo, le due versioni fornite dalla teste, asseritamente contraddittorie, hanno, certamente, un
punto indubitabile tra loro comune; vale a dire, che vi fu un contatto fisico di gioco tra due alunne e
che, a seguito di tale contatto, la minore A. cadde in terra, infortunandosi.
Non può dirsi, pertanto, che la deposizione sia da ritenersi del tutto inattendibile, in quanto dal suo
esame è emerso, in modo chiaro ed incontrovertibile, che l'infortunio fu causato da uno scontro di
gioco.
Ed invero, sia se si trattò di uno spintone, sia se si trattò di uno sgambetto, in entrambi i casi
l'elemento rilevante del sinistro è che la caduta fu provocata dall'intervento di un'altra alunna, il che
esclude, nella maniera più assoluta, che vi fu "autolesione".
La ripartizione dell'onere della prova, in subiecta materia, è stata da tempo precisata dalla
giurisprudenza di legittimità, la quale pacificamente ritiene che: "In materia di risarcimento danni
per responsabilità civile conseguente ad un infortunio sportivo subito da uno studente all'interno
della struttura scolastica durante le ore di educazione fisica, incombe sullo studente l'onere della
prova dell'illecito commesso da altro studente, quale fatto costitutivo della sua pretesa, mentre è a
carico della scuola la prova del fatto impeditivo, cioè l'inevitabilità del danno nonostante la
predisposizione di tutte le cautele idonee a evitare il fatto (…)" (Cass. Civ. sez. III, 08/04/2016 n. 6844;
ma, anche, Cass. Civ., sez. III, 10/04/2019 n. 9983).
Ciò rileva, ai fini di individuare quale sia il riparto dell'onere della prova, e, dunque, accertare se,
nella fattispecie, vi fu "autolesione", o danno causato da altro studente.
Sta di fatto che, come testè chiarito, dalla prova testimoniale è emerso che il sinistro fu causato per
effetto dell'intervento di altra alunna, che determinò la caduta in terra di A.C., causandole le lesioni
refertate.
A fronte dell'evidenza probatoria e del relativo riparto, il Ministero non ha fornito la prova richiesta
in giudizio, poiché non ha dimostrato, né che l'appellante, contrariamente a quanto dalla stessa
dedotto in citazione, si fosse infortunata cadendo al suolo da sola, integrando in tal modo un'ipotesi
di "autolesione"; né, a fronte delle richieste istruttorie dell'attrice, ha fornito la prova, su di esso
incombente, dell'inevitabilità del danno, o della natura fortuita dello scontro di gioco.
Ed invero, la relazione della Dirigente Scolastica non può essere considerata una prova, ex se, idonea
ad escludere la responsabilità del Ministero medesimo.
Il contenuto di tale documento, infatti, provenendo dalla medesima parte su cui incombe l'onere di
provare i fatti modificativi, impeditivi o estintivi della pretesa azionata in giudizio, può avere valore
unicamente ove afferma circostanze sfavorevoli alla dichiarante (id est: che il sinistro si è verificato
a scuola, durante l'orario di lezione, nel corso di un esercizio fisico di pallacanestro, alla presenza di
un'insegnate).
Al contrario, non è assolutamente idoneo a comprovare la natura di "autolesione" del sinistro, né
che l'intervento del compagno di gioco (a prescindere dalle modalità concrete in cui ebbe ad
esplicarsi), fu un evento che, per la sua stessa repentinità o che per mancanza di pericolosità, rientra
nella normalità di svolgimento dell'esercizio ginnico (circostanza, quest'ultima, nemmeno dedotta).
Conseguentemente, e contrariamente a quanto statuito dal primo giudice, deve ritenersi che vi è
prova del fatto costitutivo della richiesta risarcitoria.
Per tutto quanto sopra esposto, il M.I.U.R. va ritenuto responsabile del sinistro occorso alla
Centrone, con conseguente sua condanna a risarcirle i danni subiti.
La Compagnia di assicurazioni, stante la reiterazione in appello, da parte del M.I.U.R., della
domanda di manleva in garanzia, va condannata a tenere indenne il Ministero di tutto quanto esso
sarà tenuto a corrispondere all'appellante, a titolo di risarcimento del danno.
Per quanto concerne la quantificazione del pregiudizio, può farsi riferimento agli esiti della C.T.U.,
disposta da questa Corte, con cui il consulente ha accertato che la Centrone, a seguito del sinistro
per cui è causa, riportò lesioni personali guaribili, consistite in giorni 6 di I.T.T.; giorni 20 di I.T.P. al
75%; giorni 20 di I.T.P. al 50%; giorni 30 di I.T.P. al 25%, con una percentuale di danno biologico del
5%.
Orbene, applicando i parametri previsti dalle tabelle in uso al Tribunale di Milano (aggiornate al
2021), il danno subito dall'appellante (all'epoca dei fatti di causa dell'età di otto anni) può essere
quantificato in complessivi Euro 13.812,00.
L'importo è così calcolato: Euro 9.038,00, per danno biologico (comprensivo di personalizzazione del
danno e sofferenza soggettiva, in mancanza di ulteriori specifiche allegazioni) ed Euro 4.774,00, per
danno biologico temporaneo (con punto base Euro 124,00, aumentato del 25%, al pari del danno
biologico), di cui Euro 744,00, per I.T.T.; Euro 1.860,00, per I.T.P. al 75%; Euro 1.240,00, per I.T.P. al
50%; Euro 930,00, per I.T.P. al 25%.
L'importo liquidato, essendo aggiornato all'attualità, va devalutato alla data del sinistro e sullo
stesso vanno applicati gli interessi compensativi sulle somme, di anno in anno rivalutate, sino alla
data di pubblicazione della presente sentenza.
Sull'importo così quantificato, vanno applicati gli ulteriori interessi legali, dalla data di
pubblicazione della sentenza, sino all'effettivo soddisfo.
Per tutte le motivazioni innanzi esposte, l'interposto appello va accolto, con la condanna del M.I.U.R.
e della U. S.p.A., in solido tra loro, alle spese del doppio grado di giudizio che si liquidano come da
separato dispositivo, tenendo conto del valore della controversia e della natura della stessa.
In accoglimento della spiegata domanda di manleva, l'appellato Ministero va tenuto indenne, per
tutto quanto dovrà pagare a C.A., dalla compagnia U. S.p.A., per effetto della presente sentenza.
Le spese del doppio grado di giudizio, tra la U. S.p.A. ed il Ministero appellato possono, invece,
essere compensate integralmente.
P.Q.M.
La Corte d'Appello di Bari, III Sezione civile, definitivamente pronunciando sull'appello proposto
da C.A., con atto di citazione notificato il 17/04/2019, per la riforma della sentenza n. 1191/2019,
emessa in data 20/03/2019 dal Tribunale di Bari, tra ella appellante, il Ministero dell'Istruzione,
Università e Ricerca e l'U.A. S.p.A., così provvede:
1) Accoglie l'appello, ed in totale riforma della sentenza di primo grado, condanna il Ministero
dell'Istruzione, Università e Ricerca, in persona del Ministro p.t., a risarcire A.C. dell'importo
complessivo di Euro 13.812,00, come quantificato in parte motiva. Detto importo, aggiornato
all'attualità, va devalutato alla data del sinistro e sullo stesso vanno applicati gli interessi
compensativi, sulle somme di anno in anno rivalutate, sino alla data di pubblicazione della presente
sentenza, a far data dalla quale, sull'importo così ottenuto, saranno corrisposti gli ulteriori interessi
legali, sino all'effettivo soddisfo.
2) Pone definitivamente a carico del Ministero dell'Istruzione, Università e Ricerca, in persona del
Ministro p.t., le spese della espletata C.T.U. medico - legale.
3) Accoglie la domanda di manleva in garanzia, reiterata dal Ministero appellato anche nel presente
grado di appello e, per l'effetto, condanna la U.A. S.p.A., in persona del legale rappresentante, a
tenerlo indenne per tutto quanto essa sarà tenuta a corrispondere all'appellante per effetto delle
statuizioni contenute nella presente sentenza.
4) Condanna gli appellati Ministero dell'Istruzione, Università e Ricerca e la U.A. S.p.a., in solido tra
loro, ed ognuno in persona del rispettivo legale rappresentante, al pagamento, in favore di C.A.,
delle spese del doppio grado di giudizio che si liquidano, quanto al primo grado, in Euro 250,00, per
esborsi ed Euro 5.077,00 per compensi e, per il presente grado, in Euro 400,00 per esborsi ed Euro
5.809,00 per compensi; il tutto oltre al rimborso forfettario, Cassa ed IVA se dovuti, come per legge.
5) Compensa integralmente le spese del doppio grado di giudizio tra il Ministero dell'Istruzione,
Università e Ricerca e la U.A. S.p.A.
Conclusione
Così deciso in Bari, nella Camera di consiglio del 17 gennaio 2024.
Depositata in Cancelleria il 14 febbraio 2024 
Avv. Antonino Sugamele

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