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Sentenza

Marocchino ventottenne espulso: permesso di soggiorno CE era revocato e l'ordine...
Marocchino ventottenne espulso: permesso di soggiorno CE era revocato e l'ordine di allontanamento non rispettato.
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lunedì 06 maggio 2013 	
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CIVILE e PROCESSO
06 Maggio 2013
(Corte di Cassazione, sez. VI Civile – 1, ordinanza n. 10389/13; depositata il 3 maggio)

 

Corte di Cassazione, sez. VI Civile – 1, ordinanza 5 marzo – 3 maggio 2013, n. 10389
Presidente Di Palma – Relatore Macioce

Rileva

Il Collegio che il relatore designato nella relazione depositata ex art. 380 bis c.p.c. ha formulato considerazioni nel senso:
CHE M.K. , cittadino del ... nato il (omissis) , ebbe a conseguire permesso di soggiorno CE per "lungo periodo" (art. 9 d.lgs. 286/98 modificato dal d.lgs. 3/2007 art. 1 c.1 lett. A) ma detto titolo venne revocato con decreto 46/2008 del Questore di Biella al contempo contenente rigetto della istanza di rinnovo dello stesso titolo; il TAR adito dall'interessato negò il chiesto annullamento ed il Questore intimò l'allontanamento entro 15 giorni; rinvenuto sul territorio nazionale il 27.1.2012 il M. venne quindi contestualmente espulso previa trattenimento presso il CIE;
CHE il M. ha quindi proposto ricorso innanzi al Giudice di Pace di Biella che, con articolato decreto 9.3.2012, lo ha rigettato affermando: che sussisteva tanto la causa di legittima revoca del titolo di soggiorno di lungo periodo (la condanna per delitto di cui all'art. 381 c.p.p. e la adozione di misura di prevenzione ex lege 1423 del 1956) quanto la ragione espulsiva ai sensi dell'art. 9 c. 10 del T.U. novellato, che il TAR aveva rigettato la richiesta di annullamento della revoca del titolo e l'interessato aveva anche omesso di procurarsi altro titolo come pur consentito dall'art. 9 c. 9 del T.U., che pertanto erano atti dovuti sia la revoca del p.d.s. di lungo periodo sia la conseguente espulsione, difettando alcun altro titolo per soggiornare, che l'interessato avrebbe semmai potuto chiedere, che era stata rettamente disposta la misura del trattenimento presso il CIE stante la sottrazione del M. all'invito adottato dal Questore;
CHE il provvedimento è ricorribile per cassazione ed è stato fatto segno a ricorso per cassazione in data 2.5.2012 al quale ha resistito l'intimata amministrazione con controricorso 11.6.2012;
CHE il ricorso, che enumera, in unico complesso motivo, censure non portate alla doverosa sintesi, muove la complessiva doglianza di falsa applicazione dell'art. 13 c. 2 lett. B del T.U., a cittadino straniero di contro già munito del titolo di cui all'art. 9 c. 1;
CHE la censura appare di nessun fondamento: il GdP, al di là delle imprecisioni della motivazione che in questa sede ben possono essere corrette, ha ravvisato in premessa che il titolo di lungo soggiornante detenuto dal M. era stato revocato ed era stato contestualmente negato il rinnovo di quello in godimento (art. 9 c. 4 T.U.), che tale atto di diniego-revoca era fondato sulla duplice ragione (che oggi il ricorrente non mette in dubbio con censure di vizio di motivazione o di travisamento) della condanna penale per reato ostativo e della sottoposizione a misura di prevenzione; che il G.A. non annullò tale atto dell'Amministrazione; che l'interessato, che pur avrebbe potuto chiedere un ordinario permesso di soggiorno sostitutivo, se ne astenne e si sottrasse alla intimazione di allontanamento in gg. 15; che non poteva che essere adottata, al momento del controllo del M. in Italia il 27.1.2012, una ordinaria espulsione ex art. 13 c. 2 lett. B del T.U.
CHE l'affermazione è ineccepibile, posto che l'espulsione di cui all'art. 9 c. 10 è stata introdotta ed è prevista per allontanare lo straniero che sia in attualità di godimento del permesso di lungo soggiorno e non si attaglia alla vicenda di chi, come il M. , si sia visto validamente ed imperativamente revocare il titolo e che pertanto versi nella condizione dello straniero irregolarmente presente sul territorio nazionale;
CHE in questo quadro sono prive di alcuna pertinenza le doglianze relative al fatto che non si sarebbero considerate le condizioni di stabilità di cui all'art. 9 c. 11, posto che, come pare ignorare il ricorrente, siffatte garanzie valgono a tutelare colui che, lungo soggiornante, si veda espulso per l'ipotesi di cui al comma 9 ma a nulla valgono le volte in cui, revocato il titolo, e non venuta meno la validità della revoca, l'espulsione sia necessariamente adottata secondo le regole dell'art. 13 c. 2 lett. B del T.U.;
CHE sono irricevibili per genericità e carenza di autosufficienza le doglianze di violazione della direttiva 115/2008/CE (doglianze che parrebbero anche ignorare il sopravvenuto D.L. 89/2011).

Osserva

La relazione, ad avviso del Collegio, è pienamente da condividere non senza considerare che avverso la stessa nessun rilievo critico è giunto dalla parte ricorrente. Le spese si regolano secondo soccombenza.

P.Q.M.

Rigetta il ricorso e condanna il ricorrente a versare alla Amministrazione controricorrente le spese che determina in Euro 1.300 per compensi oltre a spese prenotate a debito.
Avv. Antonino Sugamele

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