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Sentenza

Licenziamento....
Licenziamento.
Un'associazione privata ha reagito con il licenziamento alla condotta tenuta da una lavoratrice, la quale ha prima definito “leccaculo” un diretto superiore e poi si è opposta in modo netto all'ordine da lui impartitole. Tutto ciò, peraltro, sotto gli occhi di un'altra dipendente.
In primo grado, il licenziamento viene ritenuto «illegittimo» dai giudici «in quanto sproporzionato, dovendosi ricondurre il fatto contestato tra quelli punibili con sanzione conservativa». Di conseguenza, l'associazione viene condannata non solo a reintegrare la lavoratrice, ma anche a pagarle ben dodici mensilità.
Di parere opposto i giudici d'Appello, i quali ritengono legittimo il licenziamento ufficializzato nel novembre del 2018, a fronte di un episodio catalogabile come grave insubordinazione e che rientra nella categoria che comprende «litigi di particolare gravità, ingiurie, risse sul luogo di lavoro».
A parere dei giudici di secondo grado è condivisibile la valutazione compiuta dall'associazione datrice di lavoro e va qualificata come di notevole gravità la condotta della dipendente che «si è rivolta al suo superiore gerarchico, in presenza di altra collega, utilizzando un epiteto volgare .
Avv. Antonino Sugamele

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